Facoltà di Economia

Lucia LeonelliProf.ssa Lucia Leonelli
Preside della Facoltà

La Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" è un centro di formazione e di ricerca di eccellenza, riconosciuto a livello nazionale ed internazionale, ed è costituito da due dipartimenti: Economia e Finanza e Management e Diritto.

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La Facoltà di Economia è costituita dai dipartimenti:

Dipartimento di Economia e Finanza

Prof. Alberto Iozzi
Direttore

Dipartimento di Management e Diritto

Prof.ssa Martina Conticelli
Direttore

Iscrizioni e Trasferimenti

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Terza Missione

La Facoltà di Economia, da sempre impegnata a favore della crescita del tessuto socioeconomico italiano e nella cooperazione internazionale, declina la sua cd Terza missione attraverso attività di valorizzazione delle conoscenze, impegnandosi in una ricerca di eccellenza utile a fini produttivi, capace di favorire l’avanzamento della conoscenza, dei saperi culturali, scientifici e tecnologici. L'obiettivo è contribuire a migliorare il benessere della società, attraverso una formazione di qualità, la creazione di partnership istituzionali e progetti con le imprese e per il territorio, il supporto della proprietà intellettuale e dell’imprenditorialità, il placement dei propri laureati, la promozione di iniziative volte a garantire sviluppo sostenibile, innovazione sociale, civic engagement e resilienza.

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La disuguaglianza non è solo un problema economico: il commento di Leonardo Becchetti al Rapporto OXFAM 2026

#A Economia spiegata

Disuguaglianza globale ai massimi storici: lo denuncia il nuovo Rapporto OXFAM presentato in apertura del World Economic Forum di Davos 2026. 

Il Prof. Leonardo Becchetti del Dipartimento di Economia e Finanza spiega perché non sia solo un problema economico, ma anche un rischio per la democrazia.

 

 

I dati e lo scenario: Nel 2025 la ricchezza dei miliardari è cresciuta del 16% in termini reali, un aumento tre volte più rapido rispetto alla media degli ultimi cinque anni, raggiungendo la cifra record di 18.300 miliardi di dollari. Una parte sempre più ampia di questa ricchezza è concentrata nelle mani di pochissimi: i 12 uomini e donne più ricchi del pianeta possiedono da soli 2.635 miliardi di dollari, più di quanto abbia complessivamente la metà più povera dell’umanità, pari a oltre 4,1 miliardi di persone. Un divario che non ha precedenti storici e che si manifesta mentre un quarto della popolazione mondiale vive in condizioni di insicurezza alimentare e quasi una persona su due è in povertà. A rischio equità, giustizia e coesione sociale.

È questo il quadro tracciato dal RapportoNel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia, pubblicato da OXFAM all’apertura del World Economic Forum di Davos 2026. Il documento evidenzia come l’enorme accumulo di ricchezza da parte dei super-ricchi si traduca anche in un’influenza politica crescente, capace di incidere sulle regole economiche e sui meccanismi democratici. Perché? Quali implicazioni?


I numeri diffusi da OXFAM aprono dunque interrogativi cruciali sullo stato dell’economia globale.

Su questi temi è intervenuto il Prof. Leonardo Becchetti, che ha così spiegato e commentato i dati del Rapporto, proponendo una riflessione sulle implicazioni per Economia e Democrazia (link Lnkd):

"Il nuovo Rapporto OXFAM sulle disuguaglianze appena uscito non si limita ad aggiornare statistiche già impressionanti: alza l’asticella e mette a fuoco il nodo più urgente. La disuguaglianza oggi è diventata un pericolo sistemico per le democrazie, perché alimenta un circolo vizioso tra lobbies dei super-ricchi, politica e manipolazione della comunicazione. I dati sono difficili da ignorare: i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono più ricchezza della metà più povera del pianeta. E la ricchezza dei miliardari continua a crescere a ritmi accelerati. La domanda allora è inevitabile: com’è possibile che in Paesi formalmente democratici le disuguaglianze non diminuiscano? (Ovvero perché il 99.9% non dovrebbe votare per misure che redistribuiscono dallo 0,01% più ricco a loro favore?) La risposta è che il potere economico si traduce in potere politico e mediatico. Finanziamento delle campagne elettorali, 'porte girevoli', controllo dell’informazione e influenza sugli algoritmi plasmano consenso e scelte pubbliche… e fanno apparire lo 0.01% come il 99.9% Ma non siamo condannati al 'far west globale'. Una piccola buona notizia arriva dalla Global Minimum Tax: 147 Paesi hanno compiuto un passo avanti verso una tassazione minima del 15% sui profitti delle multinazionali. È un segnale importante, come lo sono le discussioni in corso su una tassa sui grandi patrimoni. https://lnkd.in/dzpA4rdR Accanto alla fiscalità, però, serve anche una nuova frontiera di intervento: regolamentare social media e intelligenza artificiale contro le manipolazioni e difendere la trasparenza delle 'agorà' digitali. Oggi più che mai, antitrust e democrazia sono legati a doppio filo. La nostra generazione, grazie ai progressi scientifici della tecnologia e alla capacità di creare valore economico, ha gli strumenti per correggere le distorsioni e 'make poverty history'. Non stiamo parlando di una buona azione ma di difendere convivenza civile, futuro e democrazia (in ultima analisi la nostra stessa sopravvivenza)".

(A cura dell'Ufficio Public engagement Economia)

 

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